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La Storia – JOHNNY ALBERTO CECOTTO

CECOTTO CHI?

ARTICOLO SLICK #23

Johnny Alberto Cecotto debuttò a Daytona nel 1974 come assoluto sconosciuto.
Nel 1975 gli americani scoprirono il suo nome.
Nel 1976 lo memorizzarono tutti.

La sua battaglia contro Kenny Roberts rese l’edizione del 1976 della Daytona 200 una delle più emozionanti della storia di questa corsa che oggi non vive più i fasti di quei tempi, ma che agli inizi degli Anni ’70 era un evento notevole.

Era un ritrovo che anticipava la stagione internazionale: si sfidavano i top rider americani e quelli del Mondiale.

Una corsa dura e complessa, a metà tra il Gran Premio e l’Endurance: bisognava andare forte, ma si vinceva e si perdeva anche con la strategia dei cambi gomme e dei rifornimenti. E con la guida giusta.

Esattamente quello che fece la banda della Venemotos quando sbancò Daytona nel 1976.

Nella primavera del 1975 lungo la rotta che lo avrebbe portato in Europa, per il debutto nel Mondiale, Johnny Cecotto impressionò l’ambiente americano lottando come un leone nel tempio delle corse statunitensi: Daytona.

Ed è lì che gli americani si chiesero da dove fosse venuto fuori quel ragazzino venezuelano scortato da due italiani dal volto intimidatorio: Andrea Ippolito e il suo fedelissimo Angelo Frontini. In realtà il ragazzino c’era anche nel 1973, ma non se n’era accorto nessuno perché aveva chiuso 35esimo.

A metà degli anni ’70 la 200 Miglia di Daytona era all’apice della sua importanza e popolarità, era considerata una delle gare più dure, perciò il podio conquistato dal diciannovenne venezuelano nel 1975 fece un notevole scalpore.

Fu l’edizione preceduta dal terrificante incidente di Barry Sheene in prova. Johnny Cecotto si qualificò in prima fila (pole di Kenny Roberts) dove trovò anche Gene Romero, Teuvo Länsivuori e Steve Baker. Ed è proprio sulla griglia di partenza che entrò in un incubo. Alcuni commissari di gara notarono una pozza di liquido sotto la sua moto e decisero di rimuoverla per motivi di sicurezza. Ma il liquido era solo acqua che traboccava dal radiatore, per cui permisero a Cecotto di partire immediatamente. Solo che il gruppo era già lontano.

Il ragazzino si mise a guidare senza ansia: entro la conclusione del primo giro superò metà del gruppo, due giri dopo era ventesimo, al quinto passaggio era diciottesimo. Era in stato di grazia. Cecotto, così al giro numero 50 raggiunse e superò Agostini, strappandogli la terza posizione.

Eppure sentiva di poter spingere ancora, ma poco dopo il motore della sua Yamaha standard iniziò a surriscaldarsi, consigliandogli di accontentarsi del podio. Vinse Gene Romero, davanti a Steve Baker.

Il podio di Cecotto ebbe un notevole risalto: da quel giorno il suo nome cominciò a circolare negli ambienti internazionali e poco dopo lui dimostrò che la sua nuova fama era giustificata. Vinse il Gran Premio del debutto, addirittura in due classi. Battendo, di nuovo, la superstar Agostini. A fine stagione strappò alla star italiana anche il titolo della 350.

Dunque l’anno dopo, in Florida, la situazione era completamente cambiata. All’inizio di marzo del 1976 a Daytona si presentò un campione del mondo, che per giunta aveva interrotto la dominazione di Agostini nella classe 350. Così Johnny Cecotto adesso era un nome scritto a caratteri cubitali sul cartellone, perché era stato uno degli eroi dell’edizione precedente.

Anche la Yamaha lo stava trattando in modo diverso. La sua moto adesso era una delle quattro OW31 prodotte dal reparto corse in Giappone: le altre erano per Kenny Roberts, Hideo Kanaya, Steve Baker.

Erano speciali, quelle OW31: il motore era quello della TZ750, ma con diversi particolari riprogettati. Il telaio invece era stato ridisegnato, aveva dimensioni ridotte, dunque la moto era più compatta e leggera. Gli ingegneri erano riusciti a ridurre il peso rispetto a una TZ750.

Standard, addirittura di 20 kg.

 

 

Come andò, lo dice la storia. Johnny Cecotto vinse una gara memorabile e drammatica, che gli americani hanno definito come una delle edizioni più belle di sempre. Fu una gara in cui era presente quasi tutto il Gotha del motociclismo mondiale (tranne Agostini), ma che si trasformò in una battaglia durissima tra Cecotto e Roberts, e le rispettive squadre. I media nazionali si esaltarono così tanto da fantasticare su un’epica sfida tra Sud e Nord America.

Lo spettacolo entrò nel vivo a metà corsa. Nel giro 26 Cecotto era davanti ma non allungava, così Roberts decise di tornare in prima posizione con l’idea di gestirla fino alla fine. Passò in testa e poi iniziò a spingere, allungando fino a conquistare un margine di 8”.

Cecotto sentiva un rumore anomalo da uno scarico, che infatti si era crepato, poi si stava riprendendo da una piccola botta ricevuta dalla caviglia sinistra in una curva. Ma reagì e andò a scavalcare di nuovo Roberts, riportandosi in testa. Di fatto, l’idea era quella di controllare Roberts.

La squadra americana ha richiamato Kenny nel 34° giro, segnalando che la gomma posteriore si stava usurando troppo. Ma lui volle solo il rifornimento di carburante, per poter tornare in pista più rapidamente. Temeva che quel ragazzino, Cecotto, scappasse.

Solo che, una volta rientrato, i suoi tempi hanno iniziato a peggiorare, e in più in Yamaha supervisionava i vari team si è fatto prendere dalla frenesia quando si resero conto che anche la gomma di Kanaya era nelle stesse condizioni.

Allora si decise di far rientrare prima Kanaya per il cambio gomme, e poi Roberts (non si potevano far rientrare entrambi nello stesso momento). Però il giapponese è rientrato quattro giri dopo la segnalazione, così Roberts è rimasto in pista più a lungo del previsto. Quando Kanaya è entrato, per Roberts era troppo tardi: il suo pneumatico posteriore è letteralmente scoppiato, nella chicane, costringendolo al ritiro.

«Io e Roberts abbiamo tenuto un ritmo altissimo», ha raccontato Cecotto. «Così a un certo punto eravamo tutti al limite con le gomme. Anzi, io ero andato oltre. Quando, a 9 giri dalla fine, ho ceduto la sua gomma, ho iniziato a pensare alla mia: montavamo tutti le Goodyear, ma non sapevo se avevo lo stesso materiale perché Kenny era il pilota sostenuto direttamente dalla Casa, però dopo aver visto la sua gomma alcuni tecnici della Goodyear, i tecnici andarono dalla mia squadra per raccomandarsi di farmi rientrare. Ma in quel momento mancavano tre giri alla fine, così ho deciso di non rientrare. Perché durante la sosta per il rifornimento, insieme alla squadra avevamo controllato lo stato della gomma e avevamo ritenuto che ce l’avremmo fatta a non fare un altro cambio. In effetti siamo arrivati alla fine – vincendo – ma ormai giravo sulla tela!»

La spiegazione c’è: il ragazzino aveva guidato con più delicatezza, rispetto al cowboy.

«Negli ultimi cinque giri ho usato con molta calma l’acceleratore nelle curve a sinistra. La moto funzionava bene, la “sentivo”, mi fidavo».

 

 

La tattica ha funzionato. Cecotto ha trascorso gran parte della gara a controllare il ritmo di Roberts, e il team Venemotos aveva messo a punto la loro Yamaha in modo leggermente diverso rispetto al team americano, per gestire le gomme.

 

Quindi Cecotto è stato a volte un po’ più lento, ma alla fine ha vinto. Roberts non è nemmeno arrivato al traguardo.

 

Johnny Cecotto divenne il più giovane vincitore della 200 Miglia, mostrando la sua ormai nota precocità. Fece segnare anche il record della media oraria: 175 km/h. Vinse con il tempo complessivo di 1h51’48”.

 

Roberts in qualifica aveva fatto registrare il nuovo record di velocità: 184 km/h. Sono numeri che nel 1975, considerando quei telai, quelle sospensioni, quelle gomme, apparivano stellari.

 

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