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LA NUOVA ERA VISTA DA ORIENTE

Il viaggio che caratterizza il Volume#18 parte da questa considerazione: la crescita dell’industria italiana non è l’effetto collaterale delle difficoltà giapponesi, tuttavia l’Italia sta vivendo il suo momento migliore di sempre in MotoGP mentre il Giappone affronta la crisi più pesante della sua storia.

TRATTO DA SLICK #18 – EDITORIALE

Subito una precisazione: la classifica definitiva del Mondiale Piloti non servirebbe da sostegno al racconto principale di questo Volume#18, tuttavia prima di mandarlo in stampa abbiamo voluto attendere la conclusione del campionato. Perché il progetto SLICK (essendo di fatto un libro) è uno strumento di riflessione e consultazione, e questa stagione 2022 sancisce un cambiamento epocale.

Francesco Bagnaia entra nella storia come il primo italiano iridato con la Ducati in MotoGP – 50 anni dopo l’ultimo trionfo di un binomio italiano nella classe regina, cioè Agostini-MV Agusta – ma questa volta il focus va sull’azienda, perché la Ducati adesso è davvero il nuovo riferimento: ha imposto un modo nuovo di affrontare la MotoGP, e le rivali si ritrovano ad inseguirla. Anzi, a copiarla. Honda e Yamaha incluse. Quindi la vera notizia è questa: la leadership della Ducati non deriva dai piloti, ma dalla sua tecnologia e dalla sua organizzazione, dunque dalla sua visione.

Insomma, il trionfo non dipende da un pilota in stato di grazia, come fu Casey Stoner nel 2007, ma dalla solidità di un gruppo. È per questo motivo che abbiamo fatto alcune scelte non convenzionali. In primo luogo, abbiamo deciso di osservare gli eventi studiando soprattutto le aziende e non tanto i piloti. E poi abbiamo scelto come punto di osservazione l’altra parte del ring, cioè il punto di vista di chi è stato travolto dopo aver dominato per cinquant’anni (l’industria giapponese), e non quello di chi ha stravolto gli equilibri (la Ducati), umiliando l’Armata del Sol Levante. È vero, non è la prima volta che l’industria italiana è dominante nella classe regina, ma erano gli anni dei pionieri: nel mondo di oggi, dove tutto è così estremo e livellato, spostare così tanto i limiti da spingere la Moto- GP verso un punto di svolta è una grande impresa.

Siamo andati perciò alla ricerca delle origini di una trasformazione che non riguarda solo un campionato – quello del 2022 – ma un periodo. Cioè lo scenario dei prossimi anni.

Il viaggio che caratterizza il Volume#18 parte da questa considerazione: la crescita dell’industria italiana non è l’effetto collaterale delle difficoltà giapponesi, tuttavia l’Italia sta vivendo il suo momento migliore di sempre in MotoGP mentre il Giappone affronta la crisi più pesante della sua storia.

Dunque la Ducati si riposiziona tra le potenze della velocità, perciò non è più l’azienda quasi artigianale che lotta contro le multinazionali giapponesi. Forse valeva nel 2003 e nel 2007, ma ora non più. Infatti ai giapponesi potrebbe non bastare un inverno per raggiungere il livello fissato dagli italiani.

Sì, gli italiani, perché è cresciuta anche l’Aprilia. Anzi, gli europei: anche la KTM si è fat-ta più aggressiva.

Si può parlare di un nuovo metodo Ducati, grazie al metodo Dall’Igna. Che è questo: cercare sempre un vantaggio nel Regolamento tecnico, avanzare senza lasciare indietro un solo reparto, coordinare tutte le squadre in modo da fare sviluppo ogni volta che una moto e un pilota dell’azienda vanno in pista, qualsiasi essa sia.

Nell’era Dall’Igna non c’è un progetto che conta più dell’altro – tra MotoGP e SBK – perché l’azienda ragiona e lavora per costruire un progetto globalmente dominante. Ecco perché la Desmosedici e la Panigale vengono sviluppate insieme, e gli ingegneri nel reparto corse lavorano su tutte e due nello stesso momento. Perciò si sfrutta ogni occasione: dalle wild card, agli allenamenti privati. I piloti Ducati della MotoGP si allenano regolarmente in pista con la Panigale V4, così ogni giornata diventa l’opportunità di svolgere prove e verifiche, visto che in questa Ducati Corse una novità sviluppata sulla SBK può essere trasferita sulla MotoGP. E viceversa.

Non esiste più la favola di Davide contro Golia, perché Ducati è diventata un’industria che trae forza dall’appartenenza ad un grande gruppo industriale dell’Automotive. Dici Ducati, e puoi pensare ad Audi e Porsche (che stanno preparando l’ingresso in Formula 1) e Lamborghini (che collabora molto con Ducati). Infatti il mondo dell’auto ci porta dentro un’altra interessante storia che raccontiamo in questo Volume#18. Ducati segue il concetto caro all’automobilismo – il reparto corse conta più del pilota – e devono farsene una ragione anche i piloti Ducati che nel 2022 hanno stabilito vari record. Ma ormai vale anche per le altre aziende, come raccontano Marc Marquez e Fabio Quartararo (rappresentanti dei team surclassati) in queste pagine: loro la spiegano bene questa nuova situazione. Il concetto di “pilota funzionale al progetto” è roba da Formula 1, e significa che nella progettazione e nello sviluppo il pilota viene considerato una parte della moto. E poiché in questi ambienti nulla accade per caso, in questo Volume#18 raccontiamo di come tutte le Case impegnate in MotoGP – tutte, senza eccezioni – abbiano chiesto aiuto ad engineering della F1. E questa nuova relazione è nata per durare. È una delle scoperte che si fanno durante questo strano viaggio di fine anno, in cui si torna anche sull’incredibile vicenda della Suzuki: come può ritirarsi, vincendo, la migliore delle Case giapponesi?! Beh, anche questa storia in apparenza senza senso conferma che siamo all’alba di una nuova era, e il nostro punto di osservazione deriva dalla curiosità di capire come reagiranno le giapponesi superstiti. Del resto, il primo Paese che vede nascere il nuovo giorno è quello del Sol Levante.

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