Vai al contenuto

TRATTO DA SLICK #13 – uscito nel giugno 2021

Anche oggi che dà del tu alla MotoGP, Romano Albesiano gonfia il petto quando inizia a parlare della RSV4. Lui, che visse l’epopea della Cagiva 500, e che una volta in Aprilia ha sbrigato faccende titaniche, tra corse e prodotto, fa un respiro profondo e poi getta scompiglio con un’affermazione potente: «Questo è il progetto in cui tutti noi abbiamo messo la faccia». 
Il capo dell’R&D parla inoltre di «Flagship Project», scusandosi per l’utilizzo di una lingua straniera nel raccontare un’opera d’arte italiana: «È che ormai siamo così infarciti di termini inglesi, anche nel nostro lavoro… Comunque, non ci sono dubbi: la RSV4 è il nostro “progetto-bandiera”». Non gli basta: «Per me i progetti sono tutti importanti, ma questo ha avuto qualcosa di particolare: per la sfida tecnica e l’unicità, e sicuramente per il fatto che ha segnato l’ingresso di Aprilia nel settore dei quattro tempi come produttore di un motore proprio. Ecco perché dico che è stato sicuramente un “progetto-bandiera”. È quello su cui abbiamo messo più risorse e anche più cuore. Ha richiesto davvero lo sforzo di tutti, su ogni fronte». 
È un lungo balzo all’indietro, quello che compie Romano Albesiano: «Sono passati quindici anni dall’inizio della progettazione, e per capire veramente il progetto RSV4 bisogna partire da una questione culturale. Aprilia in quell’epoca aveva una lunga storia di motori acquistati: dalla Rotax, fino alla Suzuki (per la 250), compresa la Minarelli. Con l’avvento del Gruppo Piaggio ci si pose l’obiettivo strategico di non comprare più i motori all’esterno, ma di progettarli e costruirli in proprio. Fu una decisione fondamentale: per la prima volta Aprilia ebbe l’opportunità di progettare veicolo e motore nello stesso momento, e quello fu un passo importantissimo». 

Con i suoi toni garbati, la voce bassa e fluida, il portamento regale da piemontese un po’ d’altri tempi, Romano Albesiano fa sembrare ordinaria quella che fu un’avventura grandiosa e complessa: «Il progetto è nato con un intento molto chiaro: fare una moto di serie predisposta al meglio per vincere in Superbike». 
Detta così sembra routine, per un’azienda che aveva già contribuito a fare la storia dei Gran Premi di Velocità nell’era dei due tempi, invece fu un’impresa notevole. Perché ne uscì un progetto composto da due anime – una “racer” vincente ma anche una “stradale” piacevolissima – con lo stesso obiettivo: collocarsi al top del proprio settore. Questo ne spiega l’importanza, la complessità e di conseguenza sancisce che questo gruppo ha lavorato in maniera straordinaria. 

Era il 2006, quando tutto iniziò. Ed eri in Aprilia da poco, giusto?
«Arrivai nel 2005, proveniente dalla Cagiva (dove ero responsabile anche della Husqvarna) una struttura ed un ambiente in cui avevo vissuto grandi emozioni, come ingegnere e progettista, ma anche come appassionato. Arrivai in Aprilia praticamente nello stesso periodo in cui il Gruppo Piaggio ne finalizzò l’acquisizione, perciò proprio quando iniziarono tanti progetti nuovi. E lo devo proprio dire: erano tutti uno più bello dell’altro». 
Per portare a termine il progetto RSV4 hai dovuto ingaggiare elementi esterni?
«Le forze, anche dal punto di vista umano, erano già dentro. Poi ci siamo progressivamente rafforzati. Io sono entrato in un’Aprilia ormai sanata, quindi con una notevole capacità di investimenti; infatti in quegli anni vennero fatti grandi investimenti sul prodotto. Fu impegnativo mettere insieme quella piattaforma così complessa, e mi ricollego alla decisione dell’azienda di costruire i motori che prima comprava: è stata una cosa enorme dal punto di vista dell’organizzazione, non solo dal lato finanziario. Ecco perché bisogna sottolineare la figura di Roberto Colaninno: non è solo un finanziere, infatti ha avuto un approccio da vero industriale, accettando di investire una quantità di soldi mostruosa. Ha messo sul brand Aprilia grossissimi investimenti, per costruire tante cose e non solo la RSV4».

Interno SILCK #13 pagine 22 - 23

Fu un’avventura ad alto rischio, per citare Claudio Lombardi. 
«Fu un’avventura ingegneristica, sportiva, finanziaria, logistica e anche manageriale. Infatti un altro uomo chiave è stato Leo Mercanti (che non è più in azienda): in quel periodo era l’amministratore delegato, e diede una forte spinta per consentire l’ingresso di Aprilia nel mondo delle moto stradali a quattro tempi ad alte prestazioni. All’epoca il Gruppo era organizzato per brand, quindi c’era l’amministratore delegato del brand Aprilia che aveva sotto di sé le altre figure tecniche e manageriali. Mercanti definiva il piano prodotti, le vendite, i target di sviluppo, ecc… Quindi è stato decisivo per l’avvio del progetto». 

Come eravate strutturati, all’epoca?
«Io, come responsabile della R&D, avevo una piattaforma che faceva la RSV4, poi un’altra in cui si produceva il motore 750 per la Shiver e la Dorsoduro, ed una dedicata alla Mana 850, una moto fantastica che non ebbe il riscontro che meritava. In più c’erano i 125 e i 50. E anche il bicilindrico da cross! Quindi bisognava seguire molte motorizzazioni diverse, e in quel contesto la RSV4 fu certamente il progetto più importante».
Dunque l’inizio del progetto RSV4 va ricondotto al periodo in cui l’azienda ha iniziato a cambiare.
«Ci fu una radicale trasformazione, con investimenti importantissimi. E tra questi, spiccano quelli destinati al progetto RSV4».

Il progetto che ridiede spinta a tutto l’ambiente di Aprilia. 
«Il motore della RSV4 è stato progettato a Noale, (mentre gli altri a Pontedera) perché si decise che i motori ad alte prestazioni dovevano nascere nel contesto in cui c’era la maggiore presenza di personale dedicato al racing: ed è Noale, appunto. Quando progetti un motore completamente nuovo, e così importante, lo devi integrare perfettamente nella ciclistica: a Noale l’hanno sempre saputo fare benissimo. Invece a Pontedera, nello stabilimento Piaggio, è avvenuta la produzione del motore».
“Prodotto” e “corse”, con un coordinatore che conosceva entrambi i campi: tu.
«Io ero a capo della R&D, perciò sono stato il responsabile del progetto; ma lo sono stato dal punto di vista dello “Sviluppo Prodotto”, mentre dall’altro lato c’era il Reparto Corse gestito da Gigi Dall’Igna. E attorno a noi si sono impegnate tante persone competenti, che ci hanno messo testa e cuore».

Dunque l’obiettivo fu: vincere, non partecipare!
«Sì, ed era molto chiaro a tutti. Il progetto RSV4 è partito da zero: potevamo metterci quello che volevamo perciò noi, come R&D, chiedemmo subito quali fossero le esigenze del reparto corse per fare in modo che una moto fosse super competitiva per vincere in Superbike: tutte le specifiche del motore, ad esempio, sono nate in maniera congiunta. Quindi tutto è stato gestito dall’R&D, ma con un costante collegamento con il Racing che ha dato contributi di progettazione dal lato delle sue competenze. E questa collaborazione stretta è uno dei segreti della competitività di questa moto».
La particolarità, per così dire, è il fatto che convivono due anime.
«Questa è una moto stradale progettata per vincere le gare al massimo livello mondiale, nel caso specifico la SBK. Infatti questa moto stradale è stata “pensata” già con parametri tali da consentire al racing di essere competitivo: abbiamo tenuto bene a mente questo, quando abbiamo pensato a valori quali l’alesaggio, i corpi farfallati, la possibilità di regolare il cannotto di sterzo, oppure di regolare il posizionamento del motore, del forcellone, così come il cambio estraibile, oppure la distribuzione. Insomma, c’è stato un pensiero molto racing nel progettare una moto da strada».
Ecco perché questa è una moto al fuori dell’ordinario.
«Non ci furono esitazioni. Ci dicemmo: “Prendiamo tutte le soluzioni tipiche della moto da corsa e le mettiamo nella moto stradale. Punto”. Aggiungo che la gestione elettronica fu un asso nella manica, cioè una parte fondamentale nel successo della RSV4».

CONTINUA SU SLICK#13 

Questo sito utilizza cookies tecnici anche di terze parti per gestire autenticazione, navigazione e statistiche anonime.
Utilizziamo i cookie anche per fornire funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico.

Privacy Settings saved!
Impostazioni

Quando visiti un sito Web, esso può archiviare o recuperare informazioni sul tuo browser, principalmente sotto forma di cookies. Controlla qui i tuoi servizi di cookie personali.


Utilizziamo Google Tag Manager per monitorare il nostro traffico e per aiutarci a testare nuove funzionalità
  • _ga
  • _gid
  • _gat

Rifiuta tutti i Servizi
Accetta tutti i Servizi